sabato 8 agosto 2009

rasatura




Sto tornando a casa in moto, mentre piove. Non vedo l'ora di entrare in casa e cambiarmi i vestiti bagnata. A casa c'e' Tania che mi aspetta. E' giovedi, e mi aspetta un lungo fine settimana. Entro, bagnato fradicio. Tania mi saluta dalla cucina. Mi da un bacio veloce, non volendosi avvicinare a me bagnata e freddo come sono. Mi porge un asciugamano scusandosi "Mi spiace non sono potuta passare dalla lavanderia, oggi. Puoi metterti l'accapatoio." Io sorrido pensando che cosi' ci mettero' meno a spogliarmi, dopo. Tania continua a raccontarmi "Oggi io e Karen siamo andate a fare acquisti e abbiamo fatto tardi." "Va bene, " dico io "tanto non devo piu' uscire." Lei sembra esitante, come se avesse un pensiero che non mi vuole dire. "Cose c'e' " chiedo io. "Karen e' rimasta qui." mi dice sottovoce "e' nel salone." Lei e' una nostra cara amica, ma quando e' da noi, di solito rimane fino a molto tardi. Io avevo in mente di passare la serata con Tania vicino al caminetto, noi due soli. Se Karen rimaneva li, non avremmo certo potuto fare cosi'. Ritorno in salone salutando Karen. Lei scherza sul fatto che vuole essere sicura che io sia asciutto prima di baciarmi. Le sue labbra sono invitanti, piene e calde. Quando passo vicino a lei per sedermi sul divano, lei mi da uno schiaffo sul sedere, ridendo. Chiacchieriamo insieme per parecchio tempo di film e altro. Infine il discorso passa sugli appuntamenti e rapporti tra noi. Karen parla dei suoi ultimi uomini che ha avuto e scherza su come facevano l'amore. Questi discorsi mi stanno facendo eccitare, sotto l'accapatoio. Infine Karen chiede a Tania "Non avete caldo?" "Un po' " dice lei "ma sto bene" "Pero' io mi tolgo il maglione." dice Karen Si toglie il maglione e la camicia che porta sotto si alza insieme. Siccome non ha reggiseno io ammiro le sue tette sode. Lei si accorge quando si e' sfilata il maglione e si tira giu' la camicia e io faccio un commento sul suo seno. "Sei allegro?" dice Karen "Beh, hai dato un bello spettacolo, anche se e' durato troppo poco" Anche Tania ammira le sue tette come appaiono sotto la camicia quasi trasparente. Nota i capezzoli scuri che spingono contro la stoffa. Tania racconta come a me piacciano le tette grosse, specialmente i capezzoli grossi che si vedono attraverso i vestiti. Karen replica che a tutti gli uomini piacciono le tette grosse. "Non e' vero " dico io "a me piacciono le tue perche' sono ben fatte." Tania mi chiede se lei mi ha pagato per dire quello "Lo dico da esperto" rispondo "tutte le donne vorrebbero avere le tette grosse, come tutti gli uomini vorrebbero un cazzo grosso." Tania mormora qualcosa a Karen ed entrambe ridono. Si alzano a vanno davanti al caminetto. "Ok " dice Tania come un sfida "chi ha le tette piu' belle?" Insieme, le si sbottonano le camicette insieme, mostrando le tette. "Ummmm " dico "beh, non so, sono le tue piu' belle" Cerco di cambiare soggetto, perche' la mia eccitazione alla visione di quelle due fighe mezze nude, sta aumentando. Tania mi da un'occhiata, commentando che non sono stato onesto. Karen ritorna al sofa dopo essersi slacciata la camicia. Tania passa davanti a me, con le tette dondolanti e i capezzoli eretti. Si siede vicino a Karen. "Non volete coprirvi, ragazze?" chiedo nervosamente. "Fa caldo " dice Tania "perche' ti dispiace lo spettacolo?" e ridono tutte e due. Karen chiede a Tania se non si e' mai rasata i peli del pube per il costume da bagno. Parlano sul fatto di radersi per provarsi i costumi che hanno comprato. Io ho un'erezione tremenda sentendo i loro discorsi. Karen si alza e si slaccia la gonna, facendola scivolare a terra. Sotto non porta niente. Ora e' li, in piedi, tutta nuda, sorridente. "Ecco vedi come sono i miei peli" dice indicando la figa. Tania dice che io non vedo bene. Karen si siede e apre la gambe. "Vedi che ho ancora dei peli qui sotto". Io vedo la sua figa praticamente depilata e le labbra aperte. Vedo l'interno, decisamente bagnato. "Vorrei anch'io essere cosi'" dice Tania "vorresti aiutarmi?" mi chiede. Andiamo tutti verso il bagno, Tania in testa, mentre loro due ridono e fanno battute. Tania si spoglia e si siede sul bordo della vasca. Karen prende la schiuma e il rasoio. Noto che Tania ha i capezzoli ancora piu' turgidi e mi fissa tra le gambe, indovinando il mio cazzo enorme. Karen e' in piedi vicino a me. Io inizio il lavoro di depilatura di Tania. Karen mi apre l'accapatoio, facendolo svivolare in terra. Ora siamo tutti e tre nudi. Con la massima attenzione pulisco da tutti i peli la fregna pulsante. Come finisco sento il respirare pesante di Tania e le sue tette arrossite. Insieme laviamo via la schiuma con dell'acqua calda. Sento le labbra lisce e scivolose. I fianchi di Tania si agitano mentre anche Karen gliela accarezza. Appena Karen tocca il clitoride, Tania salta, ansimando. Poi si osserva allo specchio, ammirandosi, toccandosi. "Sei molto sensibile" dice Karen "Si molto di piu' cosi' " risponde "quasi venivo quandi mi hai toccato il clitoride" Karen prende la schiuma e sedendosi dove era prima Tania dice "Siccome siamo qui, perche' non mi togli anche questi ultimi riccioli?" Tania la fissa, incredula come me. Io la fisso nei suoi occhi marroni, luccicanti. Tania mi incita. Karen si china indietro, aprendosi le labbra. Tania l'aiuta a tenere tesa la pelle. Finisco notando che anche la sua figa e' bagnata, quasi gocciolante. La lavo con l'acqua come ho fatto con Tania. Quest'ultima prende dell'olio e lo versa nelle mani, passandole sulle labbra rasate di Karen. Io mi siedo vedendo che Tania estende il massaggio all'intera figa. Io faccio lo stesso con Tania. Ora le loro fighe sono lubrificate e ben bagnate, non solo dall'olio. Ritorniamo in salotto, loro mostrandosi le loro fregne rasate, ridendo. Scherzando improvvisano una sfilata. Karen fissa il mio cazzo. Tania si avvicina, ancheggiando, mi mette in faccia la figa, ritraendosi appena io mi avvicino. "Adesso tocca a te farti rasare quel bosco che hai sotto" dice mostrandomi un paio di forbici. Io mi sdraio e mi mette un asciugamano sotto. Inizia a tagliare i peli attorno alla mia asta dritta. Karen si siede vicino a me e osserva con attenzione. Io mi sento scoppiare il cazzo, ho voglia che qualcuna di queste due me lo prenda in bocca. Leggendomi nel pensiero, Tania mi prende l'asta e lo muove tra le labbra di Karen. Lo sento entrare nel calore delle sue labbra. Tania intanto continua a radermi. Poi si scambiano i ruoli, Karen mi taglia e Tania lo prende in bocca. Infine andiamo tutti insieme a fare la doccia. Ci insaponiamo a vicenda, e io aprofitto per toccarle insieme e loro non si tirano certo indietro. Le asciugo con attenzione, leccandole poi le fighe ora esposte. Ritorniamo infine in soggiorno, ridendo, eccitati. Tania mi accarezza, facendomi notare la delicatezza della pelle. Mi lecca le palle fino al cazzo e poi lo succhia fino alla cappella. Intanto Karen lavora alla figa di Tania, infilandole un dito dentro e facendo lo stesso con se stessa. Karen e' vicino a me e la raggiungo, leccandole la fessura gocciolante. Ora Tania sta pompando con la mia asta tutta in gola, mentre stimolo Karen che geme. Ma Tania ora reclama la mia lingua. Si scambiano posizione. Karen afferra il mio cazzo luccicante di saliva e lentamente lo infila fino in gola. La sua bocca e' ancora piu' calda di Tania. Tania si china permettendomi di raggiungerla con la lingua. La faccio svivolare sulle labbra, sul clitoride e poi dentro il buco gia' fradicio. Karen estrae il cazzo e apre le gambe, siedendosi sulla mia asta pulsante. Sento la figa fradicia succhiare il mio cazzo fino in fondo mentre lecco la fregna di Tania. Suggerisco di cambiare posizione. Tania si stende sul divano a gambe spalancate, Karen si siede sul bracciolo, sopra la testa di Tania. Io mi sdraio su Tania, infilandola in solo colpo fino in fondo tanto e' bagnata e facendola gridare si piacere. Alzando la testa posso leccare anche Karen, raccogliendo le gocce che escono da lei. Io sbatto Tania mentre lecco il clitoride di Karen. Tania da sotto alza una mano infilando un dito nel culo di Karen. Mi sento quasi venire con quelle due fighe. "No, non venire ancora " geme Tania Ma io infine vengo con una serie di spruzzi mentre sento che anche loro due vengono gridando. Ci riprendiamo e andiamo in camera da letto. Tania bacia me e poi Karen fa lo stesso. Poi loro due si baciano, con la lingua. Si toccano. Il mio cazzo si riprende alla vista di loro due. Si sdraiano e le loro gambe si intrecciano, facendo scivolare le fighe l'una contro l'altra. Tania dice a Karen "Voglio leccarti" "Si" geme l'altra. Tania lecca la tette di Karen, afferrendo i capezzoli tra i denti. Con la mano stimola il clitoride mentre Karen geme e si contorce sotto lei. Io da dietro tengo le mani di Karen sotto le mie ginocchia e lei inarca la schiena rovesciando la testa indietro, in un profondo gemito. Tania si sposta leccando le labbra della figa e passando poi al clitoride. Il tocco della lingua fa gridare Karen che aprendo la bocca mi afferra il cazzo per la cappella. Io prendo le tette di Karen con le mani, stringendo i capezzoli con due dita. Tania infila la lingua nella figa e insieme un dito nel buco del culo. Karen e' in delirio alle sensazioni unite sui capezzoli, sul clitoride e nel culo mentre mi succhia il cazzo. Karen sta per venire quando Tania si ferma e anch'io mi fermo. Karen mi lascia andare il cazzo e ansimando dice "Fatemi venire. Voglio venire. Laccamela." Tania si alza e mi raggiunge baciandomi sendosi sulla faccia di Karen cha la lecca. Poi ritorna alla figa di Karen e io riprendo la mia azione sui suoi capezzoli non dimenticandomi di infilare il cazzo nella bocca avida. Con pochi colpi di lingua Karen inizia a gridare agitando i fianchi e strusciandosi sulla faccia di Tania dl clitoride fino al culo. Io le strizzo con violenza i capezzoli, duri e lunghi, tenednole le braccia bloccate. Il primo orgasmo la fa gridare di piacere, un urlo che viene soffocate dal mio cazzo. I suoni fanno vibrare la mia asta fino alle palle. Tania ed io non smettiamo le stimolazioni, facendole raggiungere il secondo ed il terzo, ancora piu' potente orgasmo. Ora vengo anch'io, riempiendole la bocca di sborra. Karen ai miei spruzzi ha un'altro orgasmo che le fa aprire la bocca. Il mio cazzo scivola fuori ancora spruzzando e ripempiedole la faccia e le tette di sperma. Tania la raggiunge leccandole la faccia e leccandomi il cazzo gocciolante. Ora e' la volta di Tania che chiede a Karen di farla venire. Ripetiamo la scena mettendo Tania di sotto e Karen che la lecca tra le gambe. Io mi siedo sopra Tania come prima ma Tania mi ordina "Mettiti dietri di lei e scopala mentre mi lecca." Io mi alzo e mi metto dietro a Karen e la accarezzo, lei gemendo. Tania e' sdraiata a 69 con Karen. Tania ripete "Dai infilaglielo dentro. Scopala". Io afferro i capezzoli di Karen, enormi, tra il pollice e l'indice, stringendoli. Infilo il mio cazzo di nuovo duro nella figa piu' che fradicia di Karen. Entra in solo colpo facendola gemere tra le labbra della figa di Tania. Io la martello mentre stringo i capezzoli e lei lecca il clitoride. Tania intianto lecca il mio cazzo da sotto mentre entra ed esce. "Scopami daiii Scopami Fammi venire" grida Karen. Tania da sotto cambia, passando a leccare le mie palle e il clitoride di Karen, anche lei gemendo "Scopala, falla venire" Quasi insieme io e Karen veniamo. Sento la figa pulsare e contrarsi mentre io la riempio con una serie di spruzzi. Le nostre grida si confondono. Karen mentre viene chiude i denti sul clitoride di Tania, facendola venire anche lei. Lo sperma che esce dalla figa di Karen, insieme ai suoi succhi scivolano sul viso di Tania, sulle tette fino allo stomaco. Tania prende il mio cazzo dalla figa, facendo uscire un rigagnolo di sborra su di lei. Mi prende in bocca il cazzo mezzo duro e con pochi colpi sulla cappello mi fa venire di nuovo nella sua bocca. Ci stendiamo tutti insieme, distrutti, accarezzandoci e baciandoci. Abbiamo ripetuto in seguito queste prestazioni, sempre noi tre, con molte varianti. Loro due sono diventate amiche piu' che mai, perdendo ogni inibizione appena ci spogliamo. I nostri incontri si sono fatti piu' frequenti e tutti abbiamo imparato a vestirci in modo molto sexy per i nostri incontri.

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domenica 21 giugno 2009

gita di classe



Non c’è gita di classe senza prof che ne chieda poi il resoconto. Una specie di do ut des, di jus primae noctis… Un’invenzione per rovinarti in anticipo il piacere della vacanza. Alle elementari era “pensierino”, poi è diventato “testo”, “composizione”, “tema”, “relazione”. Sempre fregatura è, però. E allora, scriverò il mio pensierino-testo-tema-relazione a modo mio. Raccontando cioè quello che abbiamo davvero vissuto, fatto e pensato in questa gita. La descrizione del Duomo, della Scala e degli affreschi la lascio a quella secchiona della Carlucci, che la farà certamente meglio di me.

TEMA: LA MIA GITA DI CLASSE

Ti pare se alle 8 quello sbruffone di Max non sta già cercando di picchiarmi approfittando dell’assenza della prof e galvanizzato dall’imminente gita a Milano. Gita=niente scuola=casino. Questa è l’equazione elementare nella testa di Max che, quanto a scarsità di neuroni gareggia all’ultimo sangue con il lento “Perf”, suo compagno di avventure, di insuccessi scolastici, di figuracce con le ragazze e - si sospetta - di scorribande segaiole sul web. Massy, il ciccione, un tipo un po’ viscido, sta cercando come al solito di ungersi la bidella in cambio di qualche merendina. In disparte, Shake, un ragazzo nervoso e dai gesti tremolanti. Per coerenza somatica, è anche balbuziente, ma si dice in giro che con le ragazze sia un mago dell’orgasmo clitorideo. Evidentemente sa stimolare i punti giusti.
Il resto del gruppo è composto da due o tre tipetti che sembrano usciti da una produzione in serie: giaccone waterproof, cappuccio, postura un po’ rigida da chi deve dimostrare di essere un duro. E poi, naturalmente, ci sono io, Testina, il bello della combriccola (secondo me, naturalmente).

Diciamo che non siamo una classe molto unita. Ce ne stiamo per lo più a gruppetti di 3-6-9… Sembriamo la pubblicità delle tabelline! (se esiste, non credo). Al di fuori di quella scatola chiamata scuola, ce ne andiamo in giro da soli e il massimo per noi è una seratina con la ragazza, belli tranquilli in camera sua o, alla peggio, in auto. Se capita che siamo tutti insieme… beh, in quel caso è davvero un’occasione speciale! A me, per esempio, non è mai successo anche se non mi dispiacerebbe.

Siamo in un’età in cui gli ormoni scoppiettano. Ragion per cui, appena la bidella ci presenta l’accompagnatrice, parte una ola da stadio: già la scoperta che sia donna e carina è una news da Tg5 prima serata. Un brivido percorre i ranghi, anche se nessuno fiata quando lei ci divide in due gruppi per il viaggio. Prendiamo posto; siamo letteralmente uno sopra l’altro, ma il contatto fisico non ci spaventa e nessuno si lamenta. A dire il vero, abbiamo conosciuto condizioni anche più strette di queste!

Lungo la strada per la stazione tocchiamo con mano la disinvoltura della nostra guida: sta attraversando Bologna con un eterogeneo gruppo di imbarazzanti pistoletti e si muove come se fosse in giro con le sue cugine. Dire che non passiamo inosservati è un eufemismo: diverse persone ci guardano con stupore, qualcuno ride, due fidanzati si scambiano un’occhiata complice. Un bambino chiede alla mamma chi siamo e in tutta risposta si vede sollevare per un braccio. Al passaggio di una suora, cerchiamo di attirare in tutti i modi l’attenzione e otteniamo in cambio uno sguardo severo e disgustato.

Siamo ora alla banchina del treno e diversi viaggiatori, non più giovanissimi tra l’altro, cercano di attaccare discorso con l’accompagnatrice: i soliti marpioni, immagino! Si informano sui suoi progetti per la serata a Milano e sulle possibilità di shopping offerte dalla metropoli. Basta quell’attimo di distrazione perché alcuni si disperdano creando un certo scompiglio. Shake sta proponendo a una ragazza un vibrante incontro ravvicinato; Massy vorrebbe scivolare tra le braccia di una sua compagna; Max si sta vantando - come al solito - delle sue misure con una stupefatta passeggera. Ma si sa, siamo ragazzi e abbiamo un chiodo fisso.

Anziché la campanella, è l’arrivo dell’Eurostar a segnare la fine dell’attesa. Ci riversiamo sul treno occupando mezzo vagone. L’altra metà, per fortuna, è semivuota. Abbiamo davanti due ore di viaggio e non intendiamo certo sprecarlo guardando il panorama: diamo il meglio di noi, mostrando a tutti di cosa siamo capaci e, ovviamente, attirando ancora una volta l’attenzione di tutti.
Nella confusione generale, mi fermo un attimo a guardare la nostra guida. Sta parlando con un passeggero che ha attaccato bottone. Ha le guance un po’ rosse, segno di un imbarazzo ormai attenuato, il viso è disteso e sorride spesso. Ogni tanto lancia un’occhiata nella nostra direzione e poi commenta ad alta voce: «Non lo farò mai più di uscire con un gruppo così! Mi guardano tutti e chissà cosa pensano di me. C’è anche chi mi ha chiesto se sono tutti miei! Non vedo l’ora di arrivare a Milano e di liberami di loro. È vero che i tempi sono cambiati, ma anche oggi, ad andare in giro con certi elementi non si fa una bella figura!».




autore: dire,fare,l'amore
foto: abbros

martedì 19 maggio 2009

Il ragazzo e la ragazza per la prima volta


La ragazza è già tutta eccitata.
Con fare indifferente ha iniziato a sfiorarsi il collo prima e il seno poi, come se sentisse caldo.
Alzandosi i capelli dietro la nuca per cercare un po' di refrigerio, prova un brivido caldo per l'improvviso sbalzo di temperatura che le fa salire la pressione al massimo.
"Non hai caldo?" - chiede la ragazza.
"No, pucci! Perché?"
"Che stronzo" - pensa - "lo fai apposta a tenermi sulle spine".
Poi i pensieri si rivolgono al suo corpo e si dimenticano del compagno di viaggio. Con una mano inclina un po' il sedile per trovare una posizione più comoda ed allungare le gambe.
Il vestito di seta che la ricopre mettendole in risalto le forme inizia lentamente a scivolare sul lato di una gamba e lo spacco mostra una coscia bianca e dura come l'avorio.
Il respiro sempre più veloce diventa affannoso fino quasi ad ansimare.
È tutta sudata, umida, bagnata. Le sue dita si spostano dal collo al seno, sfiorando i capezzoli turgidi sotto il vestito; dal ventre caldo, al pube. Con le unghie inizia a toccarsi i peli già fradici dei suoi umori. Appoggia un piede sul cruscotto per aprire meglio le gambe e, con indice e anulare, inizia a sditalinarsi come una troia in astinenza di cazzo. Le due dita umide le sembrano un cazzetto che la penetra ritmicamente, che sa dove stimolare, che la fa venire.
L'auto è ormai pregna dei suoi odori. Guardando il ragazzo che con aria indifferente continua a guidare, inizia a fantasticare con la mente: vorrebbe che la prendesse là in quel momento, che le desse il cazzo, che mischiasse sudori e umori con i suoi, che le venisse dentro.
Infoiata come una cagna gli allunga una mano sulla patta e gli tira fuori il cazzo ancora moscio. Lo scappella e se lo sbatte in bocca succhiandolo a più non posso.
"Ma che cazzo fai! Aspetta un po', fra un quarto d'ora siamo arrivati!"
"Non ce la faccio più" - ribatte lei - "ho voglia di sborra"
E continua a spompinare il cazzo che, ormai duro, le preme sul palato.
La sua lingua sa dove stimolarlo: gira attorno alla cappella, scivola sul filetto giù per tutta l'asta fino ai coglioni, sbavando abbondantemente sul membro e sulle palle del ragazzo.
Ritornata a leccare la punta del cazzo, inizia a massaggiare i coglioni e con le dita bagnate scende verso il culo.
Quando gli infila un dito nell'ano il ragazzo raggiunge l'orgasmo e un getto di sperma caldo le riempie la bocca fino a farla quasi vomitare, poi un altro, altri due, e un altro ancora.
La ragazza si alza soddisfatta con le bave di sperma che ancora le colano dalla bocca, si sistema, pulisce il suo compagno ancora ansimante e si siede come se nulla fosse.
"T-t-ti avevo d-detto di aspettare un pò" - disse con difficoltà l'autista - "Eccoci arrivati".
"Dai, cazzo!" - disse lei - "lo sai che l'idea di andare al night mi eccitava da impazzire".
I due scendono dalla macchina ed entrano nel locale.
La ragazza sente l'aria umida e pesante, riconosce quell'odore, si sente ogni volta che lo fanno in macchina: è un miscuglio di sudore, sperma e secrezioni di figa. Le sue narici le mandano tanti stimoli olfattivi che il suo cervello impazzisce.
Il ragazzo quasi la trascina su un divanetto in prima fila da dove la ragazza, ambientatasi un po', inizia a guardarsi attorno. Ci sono quattro uomini seduti qua e là che la stanno in sostanza mangiando con gli occhi.
"Hanno proprio lo sguardo da segaioli allupati" - pensa.
Le luci si abbassano e un ritmo di musica latino-americana invade la sala. Dal palco, ballando, esce una bionda in costume che, ancheggiando, si sposta tra i divanetti. La ragazza sente l'odore d'olio che cosparge il corpo della troia e che la fa bagnare all'impazzata.
La troia si muove a quattro zampe sul pavimento toccandosi la passera con una mano, sditalinandosi con maestria, finché si mette seduta a gambe aperte e preso un vibratore chiede al ragazzo di aiutarla.
La ragazza non riesce a crederci: vede il suo compagno alzarsi e, preso il vibratore, sbatterlo nella figa della troia muovendolo lentamente avanti e indietro. Invece di urlare, ormai eccitata, si sposta la gonna e si masturba sul divanetto con le gambe in alto e bene in vista.
I quattro uomini, che intanto stanno seguendo ogni attimo della scena, non si lasciano sfuggire l'occasione.
Tre di loro si dirigono verso la ragazza, mentre il quarto va dalla troia che ormai sta mugolando di piacere, imbrattando dei suoi umori il vibratore che ha tra le gambe.
In men che non si dica i sette si ritrovano nudi ad assaporare i piaceri dei loro corpi.
La ragazza, ancora a gambe aperte, ha smesso di sditalinarsi e mentre uno degli uomini le sta leccando la passera e il buco del culo, lei, prima a destra e poi a sinistra, sbocchina i cazzi che si ritrova tra le mani. Sente la lingua che passa tra i peli, che le tocca il grilletto scendendo tra le labbra cercando di penetrarla per poi passare al culo e solleticarle il buco, inumettandolo a fondo.
Quasi impazzita molla improvvisamente i due cazzi che aveva contemporaneamente in bocca e con una spinta distende a terra l'uomo che la stava leccando.
Messasi a cavalcioni sopra il suo cazzo dritto, se lo spinge su per la figa, lentamente ma con sicurezza, per poi iniziare a muoversi ritmicamente affondando colpi di reni sempre più forti per cercare di sentire la cappella fino all'utero.
Uno dei due uomini rimasti con il cazzo in mano, le si avvicina da dietro e le blocca i fianchi.
La ragazza, capendo le sue intenzioni, smette di muoversi ed inarca il culo in fuori per facilitargli il compito.
Con il cazzo stretto in mano, l'uomo si abbassa e lentamente inizia a forzare il culo della ragazza finché non c'infila la cappella.
Intanto ad un metro di distanza il ragazzo e il quarto uomo si stanno fottendo di gusto la troia che, gemendo come una cagna in calore, si trova un cazzo in bocca ed uno in figa.
Il ragazzo prendendola per i fianchi, con colpi sicuri e decisi, le sbatte il cazzo tra le cosce facendola muovere avanti e indietro, facilitando la pompa che la troia sta facendo al cazzo che ha in bocca.
La ragazza ormai si sente una trave andare avanti e indietro nel culo, con un movimento opposto a quello che ha in figa. Non capisce più niente, è accecata dal piacere, si morde le labbra, sbava, sente il ventre rovistato a fondo dai due maschi che la fottono come vogliono.
Inarcando la testa sente qualcosa di caldo e morbido che si appoggia sulla sua bocca e aprendola inizia a succhiare.
D'un tratto la cappella che sta pompando si fa più grossa e dura, già pregustando la sborra, con un colpo di lingua sulla punta del cazzo fa partire una serie di getti che le arrivano dritti in gola riempiendole la bocca di una crema dolce e salata che fuoriesce sulle guance, sul collo, sulle enormi tette dure, soffermandosi sui capezzoli ritti in piedi, per poi gocciolare sul corpo dell'uomo che ha sotto di lei.
Subito dopo, forse per l'eccitante visione, sente che anche l'uomo che la sta inculando è al limite.
Sente la sua verga dura come il marmo che la penetra con movimenti sempre meno sincronizzati, sente il maschio ansimare, grugnire, finché all'improvviso si toglie e menandoselo le viene abbondantemente sulla schiena fredda e sudata.
Ora la ragazza è rimasta solo con un cazzo in figa, il buco del culo le brucia, ma l'odore di sperma che la cosparge tutta la fa impazzire. Con le mani si appoggia sul petto dell'uomo che si sta scopando e, reggendosi sui suoi pettorali, inizia a muoversi su e giù, interrompendo ogni tanto il ritmo con dei movimenti del bacino in avanti e indietro.
L'uomo, arrivato al limite, inizia a mugolare e le sfionda in figa un getto di sborra. La ragazza provvede a far penetrare ancora di più il cazzo nel suo ventre per meglio sentire la grossa cappella calda appoggiarsi all'utero.
Muovendosi ancora sente lo sperma scendere dalla figa e colare sulle cosce.
Rapida scivola via dal ventre dell'uomo disteso per terra e, arrivata a gambe aperte con la figa sopra la sua faccia, gli ordina di leccare e di succhiare gli umori e lo sperma che ha nella topa.
L'orgasmo è talmente intenso che le sembra di pisciare da quanto cola intensamente, si sente le tette scoppiare e il corpo vibrare finché, esausta, si accascia su un fianco.
Quasi non riesce a crederci: la troia e gli altri due stanno ancora scopando, e non sembra abbiano intenzione di fermarsi presto. La troia dando le spalle all'uomo steso per terra, ne prende il cazzo e se lo infila nel culo, stendendosi sopra l'uomo, allarga le gambe per permettere al ragazzo di fotterla come se fosse la più classica delle posizioni.
La ragazza quasi li invidia: a lei non è venuta in mente una posizione del genere.
Risvegliata dallo spettacolo si avvicina al triangolo e mettendosi gattoni inizia a leccare i coglioni dell'uomo che sta inculando la troia. La sua lingua sente le palle morbide che si lasciano solleticare e bagnare; risale verso l'asta sbavando sul culo e sulla figa della troia che inizia a gemere dal piacere di avere due cazzi in corpo e una lingua di contorno.
Il ragazzo, che si sta fottendo la troia con colpi decisi fino quasi a far entrare i coglioni nel suo corpo, si ferma, prende con due mani i capelli della ragazza e le schiaffa in bocca il cazzo ancora fradicio degli abbondanti umori della troia iniziando a muoverle la testa come se se la stesse scopando.
La troia, allora, togliendosi il cazzo dal culo, scivola sotto la ragazza per fare un 69, le tocca le tette ed i capezzoli cominciando a leccarle la figa come solo una donna sa fare.
L'uomo, rimasto a menarselo per terra, si alza, prende un tubetto d'olio e inizia ad ungersi l'uccello e l'enorme cappella, si avvicina alla ragazza da dietro e con un colpo deciso le affonda il cazzo nel culo.
La ragazza tenta di urlare ma il cazzo che ha in bocca le fa uscire solo una specie di grugnito.
I colpi assestati dall'uomo le fanno arrivare il cazzo del ragazzo fino in gola.
Sembra quasi che i due cazzi vogliano toccarsi dentro di lei.
Intanto, la troia, vedendo che la ragazza sta per venire, prende il vibratore usato per iniziare lo show e glielo infila nella sorca continuando a stimolarle il grilletto con la lingua. Il corpo delle ragazza è tutto preso da un fremito che preannuncia l'imminente orgasmo.
Il culo è rovistato a fondo da un cazzo enorme, la figa è piena del vibratore che la troia le spinge fino all'utero e la bocca è tappata dall'asta del ragazzo che quasi la soffoca.
L'orgasmo è inevitabile.
Il cazzo che ha nel culo, irrigiditosi all'inverosimile, le riempie le budella con mezzo litro di sperma colando subito tra le cosce che la troia provvede a succhiare.
L'asta marmorea in bocca le schizza sulla lingua il succo dei suoi coglioni duri fino a farlo uscire dalla bocca.
La ragazza ha un orgasmo talmente intenso che il vibratore le scivola dalla figa costringendo la troia a stimolarla con le dita e con la lingua. Il gruppo esausto si accascia per terra ansimando.
Il ragazzo e la ragazza con uno sguardo d'intesa si alzano, si dirigono in bagno per ripulirsi e, una volta rivestiti, escono dal locale congedandosi con un freddo
"Buonasera" - dai loro esterrefatti compagni di sesso.
In auto: - "Mon Amour, sai che io avrei ancora un po' di voglia!".
Il ragazzo la guarda allibito mentre a gambe aperte si sta trastullando la figa con il vibratore che aveva evidentemente rubato alla troia.
"Che ne dici di fermarci da quella puttana e vedere se ci può aiutare?" - propone con fare innocente continuando a masturbarsi.
La stangona, che si avvicina al finestrino mettendo in risalto le tette siliconate, chiede quarantamila per un rapporto a tre. Caricata a bordo indica poco distante un luogo appartato dove stare tranquilli.
Abbassati i sedili, la ragazza si siede a gambe aperte appoggiandosi sullo schienale posteriore e, facendo avvicinare la puttana, inizia a massaggiarle le tette succhiandole i capezzoli e ricevendo in cambio due dita in figa.
Scendendo con la mano verso il pube della puttana per ricambiare il gesto, si blocca di colpo e con un sorriso rivolta al ragazzo;
"Cicci, c'è una sorpresa!" - estraendo un cazzo floscio tra le gambe della puttana.
"Un travestito?!?! Assolutamente, NO! Fallo scendere e andiamo via."
"Aspetta un attimo, ho un'idea." - dice la ragazza cominciando a massaggiare il membro che già s'ingrossa.
E prendendolo in bocca lo fa diventare duro al punto giusto. Allargandosi la figa con due dita, se lo spinge dentro facendosi penetrare dal viados tutt'altro che dispiaciuto.
"Ora mentre lui mi scopa, tu inculalo!" - dice rivolta al ragazzo che aveva già iniziato a lubrificarsi il cazzo duro con la saliva. Senza difficoltà penetra il culo del travestito e, una volta dentro, i due maschi si muovo in sincronia come per raddoppiare la forza con cui fottere le ragazza.
Iniziando a gemere le pare che il cazzo del travestito raddoppi e le apra la figa all'inverosimile.
"Ora venite tutti e due insieme!" - ordina ormai infoiata.
E aumentando il ritmo il travestito prima e il ragazzo poi, sborrano in figa e nel culo di chi hanno davanti.
Tornati a casa, la ragazza, distesa a letto, con occhio furbo guarda il ragazzo e invitandolo a coricarsi con lei, lo abbraccia e lo bacia ovunque, sempre più intensamente, finché si ritrovano a fare l'amore come se fosse la prima volta.




autore Lucio
foto Paul JB

sabato 28 febbraio 2009

Doppio





Sapete,

restare senza poter fare l’amore per più di nove mesi mi ha un tantino destabilizzato. Avere al proprio fianco una donna, aver voluto questa relazione per provare a mettere la testa a posto e rimanere con poco e niente in mano mi ha cambiato.

Ma con l’aiuto del tempo cercherò di guarire questa ferita, cercherò di leccarmela da grintoso leone che sono.


Sono successe tante cose in questi mesi che sinceramente non saprei da dove iniziare. So però che desidero tornare a vivere, desidero tornare ad essere quello di prima, desidero non perdere nessuna delle occasioni che mi capiteranno.



Telefono al mio carissimo Amico di Milano, Marco, facciamo mezz’ora di chiacchiere, gli spiego le ultime cose accadute nella mia vita, dato che era quasi l’unico a conoscere i miei problemi.

Organizziamo poi una serata, una Bella serata, ovviamente a Milano, con una buona pizza e tanto casino intorno.



Marco è un bel ragazzo, lo è sempre stato, ha un fisico eccezionale ed è un piacere sentirlo parlare.


Ci assomigliamo.

Marco guadagna bene col suo lavoro, io idem. Entrambi amiamo goderci i soldi.

Ci assomigliamo.

Non ha una relazione fissa, l’unica che ha avuto è andata a puttane come la mia...

Ci assomigliamo.

La sua ex lavora nel suo studio e sono a contatto tutto il giorno tra alti e bassi, io idem.

Ci assomigliamo.




Il tavolo al quale siamo seduti è da 4, chiedo a Marco perchè, lui mi sorride, devono arrivare Francesca e Barbara al momento bloccate nel traffico ma comunque abbastanza vicine.

Sono emozionato, anche se avevamo molte cose da raccontarci, sicuramente delle presenze femminili sono molto meglio di chiacchiere malinconiche.



Le conosco tutte e due, soprattutto Francesca quando anni fa m’imboccava fragola dopo fragola al ristorante, mettendomi anche le sue dita in bocca.

Non lo dimenticherò mai.




Mentre Barbara che è di Bergamo me la ricordo quando Marco l’accompagnava a casa.. eravamo in 5 in auto e io e lei eravamo vicini seduti dietro ovviamente. Ad ogni curva, era estate, mi si strusciava addosso con le sue bellissime gambe avvolte nelle calze a rete.

Non lo dimenticherò mai.



Finalmente entrano, io e Marco ci alziamo, le baciamo, sorridiamo e ordiniamo le pizze. Una fame.

Barbara è seduta al mio fianco, la simpatia non le manca, ridiamo tutti delle sue battute. Parliamo di tutto un po’, meno che di lavoro, dev’essere per forza una serata rilassante, è obbligatorio!


Un po’ brilli per colpa delle birre doppio malto usciamo e cambiamo locale. Andiamo a spararci in vena un paio di bottiglie di Morellino di Scansano in un localino vicino, mi sembra un pub.

Marco sceglie i posti dove andare, anche perchè è lui che gioca in casa.

L’euforia aumenta, Marco parla con gli occhi lucidi a Francesca, mentre io a Barbara.

Le coppie, ipotizzo, si sono formate.



Francesca è una spilungona di un metro e ottantacinque, se poi si mette i tacchi come stasera, dal mio metro e ottanta devo guardare all’insù. Diciamo che è abbastanza coperta questa sera, lei soffre molto il freddo, ma ha un modo di coprirsi che acchiappa lo sguardo ugualmente. Poi con quegli occhialini da universitaria mi fa tanto sesso, non so. E’ castana, occhi marroni, un trucco ineccepibile e dei capelli molto lunghi, bah, non so se sono suoi o se ha usato dei barbatrucchi.


Comunque sta di fatto che è molto bella, quella bellezza semplice ma curata.



Barbara invece è bionda e se è vero che gli uomini le preferiscono, io sono tra quelli. Ha gli occhi verdi, fisico snello e atletico, abbigliamento provocante giusto per farmi agitare, e un carattere, da quello che ricordo, dolcissimo, infatti ho bisogno di serenità in questo periodo.



Sono entrambe vestite griffate da quello che riesco a scorgere, gli accessori poi urlano.




Mentre tengo abbracciata a me Barbara, le osservo il seno, mi pervade un senso di leggerezza, finalmente un contatto con una donna, un brivido ed un’emozione continua ormai quasi dimenticati. Ho un po’ di torpore addosso causato dall’alcool, mi sento bene, i problemi non esistono e ho gli occhi lucidi.





Barbara mi appoggia una gamba sulla coscia, dalla sua minigonna spunta l’autoreggente a rete.

Santa Madonna!

Quando vedo calze a rete, il mio cervello va in tilt e non capisce più nulla. Mi parla all’orecchio, si ricorda di quando mi si strusciava in auto.


Parliamo allora di quell’episodio, mentre la mia mano sfiora i forellini delle sue calze a rete. Le aveva fatto uno strano effetto, ad ogni curva, strusciarsi contro di me. Voleva quasi allungare una mano nel buio, mi guarda negli occhi confidandosi. Il potere dell’alcool che toglie i freni inibitori.

Mi toglie un attimo la parola, mi dò una scantata e le propongo di recuperare il tempo perduto, il tutto mentre un’ottima musica di sottofondo fa da contorno. Non perde tempo e mi appoggia una mano sull’interno coscia mentre Marco vede tutto, mi sorride, come per dire: “Oh, ci siamo”.

Siamo comunque tutti e 4 seduti vicini, il clima si è scaldato, la prima bottiglia se ne è andata tutta e la seconda è già a metà. Le ragazze bevono, io e Marco pure, ricordiamo l’ultimo nostro incontro di un paio di anni fa circa, suggerisco a Marco di chiedere a Francesca riguardo le fragole, non appena fatto lei mi guarda ed inizia a ricordarsi. Mi racconta la situazione nella sua pur poca lucidità causata dal Morellino che va alla grande.


La cosa che mi aveva eccitato di quel giorno era stato l’aver sentito le sue dita nella mia bocca, un gesto così generoso da un lato ma così sensuale se visto con altri occhi.



Per fortuna che non guidiamo, altrimenti ad un controllo, la nostra patente verrebbe stracciata davanti ai nostri occhi. Usciamo quindi dal locale e c’indirizziamo verso casa di Marco.

Mentre Barbara si veste le guardo il seno, eh si cazzo, non resisto, ha sicuramente un’ottima terza e io per il seno prosperoso ho un debole. Lei intravede il mio sguardo porco sulle sue tette, mi viene vicino e mi chiede di abbottonarle il cappottino. Cristo Santo!

Però a casa te lo tolgo io, ok? Le chiedo.


Lei sorride e mi chiede, cosa?.

Francesca sta ascoltando e s’incuriosisce, chiede cos’è che le voglio togliere poi. Marco sorride e la rassicura che a casa vedrà. E tu Marco cosa mi toglierai a casa? Chiede Francesca.

Piccantine le ragazze, mi sto divertendo un mondo, devo recuperare.



Le due ragazze camminano abbracciate, si guardano indietro e ci sorridono, poi mentre siamo nell’androne di casa di Marco, Francesca tocca il sedere a Barbara, osservando la nostra reazione.

Sorridiamo e saliamo in ascensore che è strettissimo guardacaso. Io e Marco entriamo per ultimi e per farci spazio le spingiamo contro la parete opposta, ridono come delle matte, intanto palpiamo il culo a tutte e due.


Mi diverto sempre di più.

Barbara spinge indietro verso di me, mentre l’ascensore tra sobbalzi vari arriva al piano.

Esplodiamo fuori non appena si aprono le porte al piano e tra palpatine e strusciate varie c’infiliamo in casa di Marco.

Tengo Barbara per mano, la guardo negli occhi, penso che non ci sia bisogno di parole e come promesso le sfilo il cappotto standole dietro mentre lei mi guarda con la testa girata all’indietro. Mi avvicino al suo collo e sottovoce le sussurro che ha un bel fisico, lei poi si gira e sfila il mio piumino non prima, anche lei da dietro, di avermi accarezzato il petto e gli addominali.



Sentire mani di donna addosso dopo tanto tempo mi fa agitare, la prendo per mano e ci avviciniamo a Francesca alla quale togliamo insieme il cappotto. Ci osserva in maniera felina e accarezza in viso Barbara.

Sono di una dolcezza disarmante due donne che si scambiano effusioni.


Guardo Marco rapito dal loro comportamento, mi avvicino a lui e ci godiamo lo spettacolo.

Francesca mette le mani sotto al maglione di Barbara e osservando me e Marco, le palpa il seno.

Vedo la Madonna scendere con tutta la sua luce.



Prendo l’iniziativa, mi avvicino a loro, mentre Marco fa girare della musica rock. Francesca mi osserva incuriosita, le sfilo la pashmina di seta nera e bendo Barbara. Nell’orecchio le sussurro che senza la vista, gli altri sensi saranno amplificati, soprattutto quello del tatto. Le tocco il seno anch’io, chiedendole se ha capito di chi erano le mani. Sorride, mi chiede di riprovare perchè non è sicura. Uno sguardo a Francesca d’intesa ed è il suo turno. Come lo palpa bene, lo prende in mano, dleicatamente, per poi schiacciarlo contro di lei. Nei miei pantaloni succede di tutto e penso bene di mettermi dietro Barbara bendata per renderla partecipe strusciandomi contro al suo sedere. Lei sorride e allunga una mano. Mi tocca, ri-vedo la Madonna.


Faccio un cenno a Marco e sorridendo si avvicina per partecipare al tocco libero.

Le palpa il sedere, Francesca le chiede se ha capito di chi sono le mani, lei non risponde, non ci sta capendo più nulla, sa solo che 6 mani la toccano. 2 uomini e una donna.

Francesca le toglie il maglione, la temperatura interna lo consente, rimane in reggiseno, un bellissimo balconcino che offre una scollatura più che sensuale, direi da tuffarsi dentro subito.

Mi metto dietro di lei e le palpo il seno ancora prendendole tra le dita i capezzoli, apre la bocca per lasciare uscire un sospiro.

Barbara è agitata, si gira verso di me e alla cieca mi bacia, così di getto, appoggiandosi poi al mio pacco duro sorride, mi slaccia la cinta, apre i bottoni e inizia a cercare. Trova subito l’oggetto della sua ricerca. Non provo vergogna, il mio esibizionismo è marcato e abbondante.


Francesca le toglie il reggiseno, le attenzioni di tutti sono verso di lei. Marco le toglie il resto, partendo dalle scarpe, rimanendo in slip di pizzo. Le infila una mano dentro, da dietro, e inizia a masturbarla, mentre fa lo stesso con me.

Marco si dedica allora a Francesca e da dietro la spoglia lentamente, lasciandola nelle stesse condizioni di Barbara, in slip. Ci mettiamo allora, noi uomini, tra loro due da dietro, invertendo la mano che masturba negli slip. Mi sento Francesca che spinta da Marco mi viene addosso, sento il suo seno che mi tocca la schiena, il suo bacino contro i miei lombari. L’altra mano la usiamo per palpare sempre da dietro loro il seno.

L’eccitamento è altissimo, io e Marco ci spogliamo e lasciamo liberi i nostri arnesi di ergersi.

Le mettiamo spalle contro spalle, le sfiliamo gli slip e iniziamo a leccare loro gli umori, rispettiamo le coppie da poco formate e cerchiamo d’infilare la lingua più in profondità possibile per sentirle mugolare. Non parlano perchè mentre le lecchiamo si stanno baciando. Io e Marco ci godiamo lo spettacolo ai loro piedi, intenti a bere il più possibile tutto quello che l’eccitazione produce loro.


Barbara ha un sussulto, ha raggiunto l’ogasmo, mi prende la testa tra le mani e mi ferma, ha bisogno di una pausa. Marco è ancora intento a leccare Francesca. La mia intenzione sarebbe di andare a baciarla mentre Marco la lecca, ma vengo fermato da Barbara che mi chiede di scoparla, me lo chiede in un modo sornione, sottovoce, ma deciso, non posso dirle di no. Mi corica sul divano, non c’è bisogno di aspettare che io sia pronto, ho un’erezione poderosa, me lo succhia per qualche secondo e poi salendomi come su un cavallo, mi comincia a cavalcare.

Non so se sono in paradiso o cosa, ma sentirmi amato o cosa realmente sia, mi fa stare bene. Mi abbandono al suo ritmo, mentre vedo Francesca venire verso di me e con le ginocchia sul divano le vedo luccicare quello che Marco ha gustato sino ad ora. Con le dita si apre le labbra, me la fa vedere bene da vicino senza permettermi di avvicinare la bocca o la lingua, quasi sgocciola.

Barbara poi si ferma un attimo di cavalcarmi e la bacia, tutto questo con me sotto.

Prendo io il ritmo e la frugo con tutta l’asta, dentro e fuori. Non mi ricordavo fosse così bello.


Francesca poi si abbassa e mi regala il suo frutto bagnato dove infilo la lingua facendola sussultare.

Barbara poi riprende ad andare su e giù lungo la mia asta dura mentre mi gusto Francesca.

Ma Marco? Dove sarà? Ho una frazione di tempo per chiedermelo. Forse ho capito, ecco cosa sono quei bip e rumori metallici vari. Si, ho inteso bene, ci sta filmando.

Mi sento quasi un attore porno, mentre Marco cambia inquadratura e c’indica le posizioni migliori da tenere in modo che la luce possa impressionare la cassetta minidv.

Francesca poi chiede il cambio a Barbara, lo ottiene a fatica, non vorrebbe abbandonare la mia asta, ma è decisa e riesce a mettersi sopra di me. Se lo fa entrare poco alla volta, vuole godersi il momento, ma non riesco a vedere molto di tutto ciò, perchè Barbara mi si siede praticamente sulla bocca. Bello il face-sitting, mi è sempre piaciuto. La mia lingua è stanca, mi fa male, sono giù d’allenamento, ma cerco di resistere mentre mi prende i capezzoli in mano e io le abbraccio il bacino. Francesca è più stretta di Barbara, sento la differenza. Infatti ha fatto fatica ad infilarselo. Ha continui gemiti di piacere che Marco non perde di filmare.


Ci chiede di cambiare posizione, s’informa se resisto un altro po’ e mi sorride. Fa coricare Barbara sotto e sopra le fa accomodare Francesca, tutte e due con le gambe aperte. Non gli chiedo cosa vuole che le faccia, ci arrivo da solo, mi dice solo di dare 10 colpi loro a vicenda e di farglieli contare a voce alta. Sono brave, si fanno filmare mentre contano i colpi che dò loro mentre tengo a vicenda le caviglie prima di una e poi dell’altra. Questo per circa 100 colpi. Poi mi faccio notare dicendo che sto per venire, mi fa mettere in piedi, mentre loro le mette in ginocchio davanti a me con la bocca aperta. Mi toccano dappertutto mentre i miei schizzi volano qua e là per la stanza, un po’ in bocca a Francesca e un po’ a Barbara. E’ un orgasmo che non dimenticherò mai, ma anche un orgasmo che non ricordavo.



autore P. Caldo
foto paulotanoeiro

martedì 9 dicembre 2008

ne capo ne coda





Adesso che era immersa in quell'acqua lattea e calda, di fronte a quel
borgo medioevale nella morbida campagna toscana, si chiedeva che cosa
l'aveva portata lì; mentre quello spilungone un pò perso di Riccardo se ne
stava sotto le cascate, con quella ridicola cuffia che gli tirava in
testa, gli occhi chiusi e la bocca ad O che recitava mantra.

Un buddista, ecco, lievemente scombinato, dalle movenze particolari,
teatrali? effeminate? con cui stava condivendo quel week end.

" Me che stai combinando, figliola?" le avrebbe detto certamente nonna
Giovanna, se ancora fosse sulla terra e non in quel posto indefinito dove
lei la immaginava, e far la calza con cinque sottili ferri e gli
occhialetti sul naso aquilino...
Perchè era l'unica, la sua nonna, a cui avrebbe potuto raccontare cosa era
diventata la sua vita dopo il colpo di machete che aveva tagliato la sua
pancia ed il suo futuro.

La temperatura era rigida, sottili stelle di brina sui prati ancora verdi,
gli alberi di cachi con i frutti come palle di natale colorate sui rami
spogli, e quell'acqua carica di calcio, deliziosamente morbida, come talco
sulla pelle: la signora a fianco che raccoglieva manciate di fango
bianchiccio per passarlo sul volto, e che sembrava una damina incipriata
..i bambini che si tuffavano schiamazzando, e lui, Riccardo lì fermo come
un'iguana, adesso anche in una posa lievemente ridicola.

E dire che quella sera a casa della Franca, a Firenze, quell'antiquario
alto e con gli occhi verdi, vestito Armani molto vissuto, alto e
dinoccolato, le era sembrato interessante, intrigante quasi, una voce
profonda, i tratti eleganti: mentre adesso le appariva in tutta la sua
irresolutezza, " ma che guardi in un uomo, figliola?" la nonna nelle sue
orecchie chiedeva.

E poche ore prima, in quel letto nell'albergo fascinoso dentro la Pieve
fra le colline della val d'Orcia, mentre lui le apriva le cosce e la
frugava, più frettoloso che intenso, concentrato su un compito, pareva,
anche difficile; con lei che guardava le tendine a filet delle finestre e
pensava a quello della nonna, lì si era chiesta " cosa ci faccio qui ?"
domanda ripetuta più volte nell'anno che stava per finire.

Neppure i nomi si ricordava, di tutti gli uomini con i quali aveva passato
al massimo poche ore, ombre fugaci nel suo viaggiare incerto, in qualla
ricerca incessante di senso che avvolgeva le sue giornate, e che cercato
ossessivamente più sembrava fuggirle:
l'ingegnere romano separato da dieci anni che andava a pranzo tutte le
domeniche dalla moglie, l'esperto di trasporto marittimo che dormiva solo
se accanto aveva un phon acceso, il brooker nevrotico che ridacchiava
piano, con i baffetti alla Errol Flinn, e poi il preside che le giurava
amore infinito al primo incontro per ritornare dalla moglie al quarto,
tutto un catalogo di uomini senza capo nè coda.

O forse con il capo e la coda uguali e speculari alla sua affannosa
ricerca di conferme che nessuno avrebbe potuto darle.

Ma quell'acqua calda, speciale , che proprio ora, in questo attimo sospeso
le carezzava la pelle, dandole brividi leggeri di piacere e di freddo ,
questa acqua la riportava ad una perduta e lontanissima, della figlia di
sua nonna, quando immemore le stava in pancia.
Quella figlia di nonna che non riusciva a chiamare madre.

Riccardo le si avvicinò trasognato, e le allungò un bacio con la bocca ad
O, uno schiocco, quasi: e lei si immerse con la testa dentro l'acqua,
galleggiando, il morto a galla come adesso era.

Un languore le prese, le fettuccine l'aspettavano da Zì Marta alla terme,
e con Riccardo che tornava via avrebbe sfogliato un'altra pagina del
catalogo, forse avrebbe potuto chiuderlo lì.

Domani, tornando a casa, ci avrebbe pensato, per oggi era anche troppo.

autore ipotesi
foto ldc

sabato 18 ottobre 2008

Tutta colpa del gatto




In ogni città esistono quartieri nei quali nessuno vorrebbe abitare. Di solito si attraversano queste zone in automobile, per uscire dalla città, e da dentro l'abitacolo si lanciano occhiate malinconiche sullo squallore che si vede al di là del proprio finestrino. Qui tutto appare sporco e grigio, anche in una splendida giornata di maggio. Ma c'è anche molta gente che in questi quartieri viene volentieri. Sopratutto di notte. C'è addirittura chi viene dalla provincia vicina, appositamente per cercare qualcosa, qui, in questa periferia. Ma io abito proprio al centro di questa periferia; e l'attrazione principale, neanche lo immaginate, è l'incredibile quantità e varietà di prostitute che animano le notti di questa terra bruciata. Dalla finestra di casa mia controllo tutta la strada, in entrambe le direzioni, per centinaia di metri, per dozzine di lampioni, per decine di minigonne vertiginose. Dovete sapere che tutti gli abitanti della zona non tollerano l'andazzo che queste "operatrici" causano, non sopportano che sia proprio il "loro" quartiere ad essere al centro della cronaca. Mia madre dice sempre - Se non ci fossero quelle lì, questo sarebbe un quartiere rispettabile. Ma piu' loro le spregiavano, piu' a me piacevano. Tanta gente fà dei chilometri per venire fin qui, ed invece io le ho a portata di mano; pensavo che sarebbe fantastico potermi affacciare dalla finestra e invitare a salire in camera mia la piu' bella e giovane di loro. La tentazione di soddisfare alcuni dei miei piu' intimi desideri con una di loro era molto forte. Non l'avevo mai fatto, ma quella sera capii che l'occasione era giusta: i miei genitori, i vicini di casa e mezzo quartiere si sarebbe riunito in assemblea. Assemblea organizzata dal Comitato Spontaneo per la Salvaguardia del Nostro Quartiere dal Fenomeno Dilagante della Prostituzione. Sapevo già chi sarebbe stata la prescelta: una splendida ragazza di colore, appena arrivata. Ieri è stato il suo primo giorno, e nessuno l'ha caricata, anche perché ad una certa ora è scesa una nebbia fittissima, ed io dalla finestra a mala appena riuscivo a distinguere l'ombra del suo corpo statuario sotto la luce ambra del lampione. Avevo già pianificato tutto: arriverò da lei in macchina, potrei andarci a piedi ma ho paura che qualcuno possa riconoscermi, le chiederò il prezzo, anche se sò già che trentamila saranno piu' che sufficenti, la farò salire in macchina e le dirò che la porto in un posto che sò io; farò un percorso strano con la macchina giusto per disorientarla, mi infilerò nel vicolo buio di casa mia, e poi su in casa dall'ingresso che c'è in garage. Tutto calcolato, niente può andare storto. Il sole indugia sull'orizzonte, i miei escono di casa, ed io tutto profumato mi affaccio alla finestra, la mia bella non è ancora sotto il suo lampione. Prendo la macchina e mi dirigo verso il luogo dell'incontro, ora la vedo: è appena arrivata, sta armeggiando con entrambe le mani sotto la minigonna, come a sistemarsi in qualche modo il body di pizzo che sembra indossare. Sono un po' emozionato, ripasso la parte mentalmente, rallento. Ma: cazzo! chi è stò stronzo?... Un tipo con una BMW si blocca davanti a me, lei si avvicina al suo finestrino, parlottano, contrattano. Nooo, questa non ci voleva! Merda, và tutto a puttane così! Attendo dieci lunghi secondi, mi innervosisco, metto la freccia per superare la BMW e al diavolo la scopata di stasera. Faccio per partire e quello davanti a sua volta parte con un'accelerata furiosa, ma la mia bella è ancora lì. Retromarcia. Mi avvicino a lei, il finestrino è gia aperto, le dico - Sali! - Lei mi guarda con due occhi da antilope, si scosta le lunghe treccine dalla fronte e mi dice - cinquanta boccafica - Non mi scompongo: - Trenta. Dai sali, io sono buono -, chissà perché le dissi così, "io sono buono", che cazzata. Comunque funziona, lei sale in macchina, mi vuole indicare una strada, le dico che la porto io in un bel posto. Non l'avessi mai detto. La mia antilope si trasforma in una pantera, mi urla cose che non capisco, è piu' agitata di una mandria di bisonti, tenta di afferrare il volante, mi agito anch'io, le dico di calmarsi. Si tranquillizza solo quando accosto al bordo della strada. A questo punto, - addio scopata con questa bella figona - penso. Lei fà per uscire dall'auto, io l'afferrò per un braccio, mi accorgo di stringere un bicipite turgido, voluminoso, e guizzante come un anguilla. Ha già messo un piede fuori dal veicolo, e con uno strattone si divincola dalla mia presa. Gioco lì tutte le mie carte, in una frazione di secondo mi viene in mente la sola cosa che può farla risalire in macchina. Le dico - Centomila! Ti dò centomila. - La parola "centomila" è effettivamente magica, mi dice di pagarla subito e così sulla savana ritorna la pace. Risale in macchina senza dire una parola, resta in silenzio un minuto, io intanto faccio il percorso strano per non farle ricordare la strada per casa mia, poi improvvisamente si gira verso di me e con un'aria serissima, quasi minacciosa, mi dice - No culo! Io non prendere in culo!, capisce? -. Lascio i suoi occhi e torno a guadare la strada, annuisco col capo, non riesco a sostenere il suo sguardo. Svolto velocemente nel vicolo buio, siamo arrivati, scendiamo dall'auto, una finestra del secondo piano è illuminata; ci infiliamo repentinamente in garage, da lì in casa. Il ticchettio dei suoi tacchi alti risuona nel corridoio dell'appartamento, entriamo subito in camera da letto. Ci guardiamo come due adolescenti alle prime armi, ed in effetti lei è ancora un adolescente, sedic'anni forse diciasette. Le chiedo se ha sete o fame, con un sorriso mi dice no; lascia cadere la sua borsetta ricamata di perline colorate sulla poltroncina, con un gesto leggero si slaccia la gonna, sono quasi incredulo quando vedo le sue lunghe gambe in tutto il loro splendore. Io sono imbarazzato, mi spoglio e poi goffamente cerco di sfilargli il body, mi fà capire che sà fare anche da sola. Io mi lascio cadere sul letto, lei è di fronte, le ammiro i seni, deliziosamente a punta, il pube nerissimo, come uno schizzo a carboncino. L'avvicino a me e subito le mie labbra sono attratte dai suoi capezzoli. Ne succhio per bene uno, le stringo forte il seno con la mano e cerco di infilarmelo il piu' possibile in bocca. Lei è seria, rigida, ma mi lascia fare. Mi adopero per coinvolgerla almeno un poco. Le mordicchio i capezzoli mentre con le mani, partendo dai ginocchi, le accarezzo le coscie, su fino ai fianchi, poi con un gesto avvolgente le massaggio le natiche, con le dita esploro il solco del suo culo, poi con una mano continuo il tragitto, le sfioro l'ano, ma mi fermo. Lei, prosaicamente mi dice - Dai, adesso noi scopare - Sono veramente eccittato, sento la cappella che mi stà per scoppiare, la prendo per i fianchi e la butto sul letto di fianco a me, con la mano aperta le accarezzo il basso ventre, e col dito medio le arrivo a toccare le labbra della vagina, sono ancora strette, asciutte, quasi indifferenti. Io non la eccito affatto, secondo me non vede l'ora di andarsene. L'accetto come una sfida, riuscirò a farla sciogliere, mi dico. Lei sempre piu' materialmente - Tu scopa me, fare presto - Incurante delle sue parole le allargo le gambe, continuo ancora ad accarezzarle la vulva, avvicino il capo e inizio a passarle la lingua su e giu', le umidifico la strettoia accuratamente, sotto la lingua sento che la carne sta per cedere, con i polpastrelli mi rendo conto che ora è tutto piu' caldo, sento che l'umido non è dato solo dalla mia saliva, è un umore che sgorga dall'interno di quel dolce antro. Soddisfatto alzo il capo e la vedo con gli occhi socchiusi, il capo volto all'indietro, anche la bocca è socchiusa e intravedo la lingua che cerca di assaporare qualcosa di indefinito sulla superfice delle labbra. Vorrei penetrarla, ma questo gioco mi piace moltissimo, voglio prolungarlo il piu' possibile. Se la fotto adesso devo mettermi il preservativo e rovinerei l'atmosfera. Il preservativo. Le ho appena leccato la figa, capirai, a cosa mi serve piu' il preservativo? Ma no. Scaccio via questi pensieri dalla mente. La mia antilope è una ragazza sana, si vede, non ha malattie, è troppo giovane, è troppo bella. Ormai ho tolto il freno, con la punta della lingua traccio il perimetro del suo clitoride, lei mi accarezza la testa. Dimena i fianchi e il bacino per trovare un ritmo, sento anche alcuni lievi gemiti. Dopo alcuni sospiri profondi mi tira su la testa per i capelli, ma molto dolcemente, scivola verso di me, sinuosa come un cobra, strofina i suoi seni contro il mio sesso, sulla cui punta luccica una perlina traslucida. Il suo movimento si conclude ai piedi del letto, si inginocchia sul pavimento. Io mi siedo davanti a lei, mi accarezza le coscie con entrambe le mani, poi l'inguine, con una mano cerca di afferrare i testicoli, vuole riempiere il palmo della sua mano con il mio scroto, per facilitarle il compito mi alzo in piedi. Mi esamina accuratamente ogni venuzza del mio cazzo. Ha ancora le mie palle in mano e sento che me le sorregge, le ha avvolte con le sue lunghe dita, e avverto anche una lieve pressione, ritmicamente, come un massaggio. Lei non ci pensa su' due volte, non me ne accorgo neanche, e tre quarti della mia asta scompare in un caldissimo bacio. Mi stringe ancora di piu' i testicoli, con l'altra mano tiene salda la base dell'uccello. Avanti e indietro, pompa che è una meraviglia, io stò quasi per venire. Ho le mie mani appoggiate sulla sua testa, e fin'ora io ho dettato il ritmo. Ora i miei sensi si stanno confondendo, lei ha preso un ritmo tutto suo, accelera e poi quasi si ferma, sento la pressione delle sue dita aumentare sui testicoli, sembra che li voglia strizzare, quasi per spremere tutta la linfa. Sento anche che mi stà affondando le unghie nella pelle, sopratutto lì sotto, dove tutto è così delicato. Anche con l'altra mano aumenta la pressione, mi sta strozzando il collo del pene, anzi lo tira come se volesse mungere una vacca, mentre con le unghie sta cercando di forarmi l'inguine. Non sento piu' la capella sotto il suo palato, forse è piu' giu', fra le sue fauci. Cerco di sfilarmi da lei facendo leva con le braccia contro la sua testa, ma lei non molla. Mi tiene per la palle, mentre con la bocca continua ad aspirare. Non riesco a svincolarmi e sembra che il mio cazzo si stia fondendo con il suo esofago. Sono sul punto di eiaculare, ormai tutto il mio corpo è scosso da fremiti incontrollabili, mi manca il respiro, e credo di avere le mani gelate. Dolore e orgasmo si avvicendano in una gara che è ormai arrivata al giro finale, ognuno dei due antagonisti cerca di prevalere sull'altro. Trattengo il respiro alcuni secondi per esplodere in un urlo atroce, ha vinto il dolore. Mi risveglio come da un sonno lungo una vita, sento la pressione delle mandibole della troia che stanno per recidere il mio solo ed unico cazzo. I suoi maledetti denti da squalo stanno affondando nella turgidità del mio sesso. Colpisco violentemente la mano che mi stringeva i coglioni, le sue lunghe unghie mi incidono lo scroto logitudinalmente come un coltello taglia la buccia di un'arancia. Poi con la mano sinistra le affero la mandibola inferiore, con l'altra mano le spingo la testa all'indietro nel tentativo di liberarmi dalla sua morsa. Urlo disperato come un animale finito nella trappola di un bracconiere. Infilo le dita della mano destra sotto il suo labbro superiore, cerco di tirare con tutte le mie forze, quasi a strappargli la faccia. Con uno sforzo congiunto di entrambe le braccia riesco a astrarre il mio cazzo dalla sua bocca, da cui fuoriesce una disgustosa sbavata di sangue, saliva e sperma. Ancora inginocchiata si dimena come un'indemoniata, cerca ancora di aggredirmi, mi lancia unghiate furiose, mi morde la coscia. Mi ritraggo e le assesto una violenta pedata in pieno petto, sotto il tallone ho l'impressione di sentire qualcosa che si spezza. Forse le ho incrinato qualche costola. Cerco di tamponare la profonda ferita con la mia maglietta, il sangue sgorga copioso. La puttana si è trascinata verso i miei pantaloni che avevo gettato in un angolo, non le sue mani sudice mi arraffa il portafoglio. Non me ne curo, mi catapulto in bagno, cerco di tamponare l'emoraggia. Sono sul punto di svenire ora. Mi siedo sul bordo della vasca, ho paura, non so cosa fare. Sento la troia che corre fuori dalla mia stanza, urta contro alcuni mobili, rumori di oggetti fragili che si infrangono al suolo. Il mio primo respiro dopo quell'inferno coincide con il rumore della porta che sbatte. Quella troia schifosa è sparita, con essa il mio portafoglio e chissà cos'altro. Mi guardo fra le gambe. Ha cercato di portarmi via anche questo. Ma per fortuna è ancora attaccato, ridotto male ma c'è l'ho ancora attaccato. Dopo il dolore lo sgomento, la mia stanza è ridotta come un mattatoio, le bomboniere di mia madre sono sparpagliate sul pavimento come coriandoli di porcellana. Cosa dirò al medico del pronto soccorso. Cosa gli racconto? Che me l'ha morsicato il gatto?
foto abbros

giovedì 11 settembre 2008

abbros





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